Il Cinema del Ventennio e i prodromi del Neorealismo:

i Manifesti italiani degli anni '40

 

Per Cinema del Ventennio solitamente si intende la produzione cinematografica italiana durante il Fascismo (1922-1943), quella che Mussolini definiva "l'arma più forte dello Stato", importante nel favorirne la diffusione della ideologia. Ma nel ventennio caratterizzato dal regime fascista non si produssero soltanto film strettamente funzionali alla propaganda del Regime; il controllo esercitato sulla Cinematografia non fu quello di vietare i film che non appoggiavano apertamente l'ideologia fascista, ma piuttosto quelli che la contraddicevano o che addirittura incitavano contro il Governo; ciò permise che potessero svilupparsi oltre a tematiche strettamente di propaganda anche tematiche più leggere e di evasione che, senza affrontare temi politici, trattavano temi più leggeri, di svago dello spettatore, spesso a carattere sentimentale, o di rievocazione storica in costume, o musicali.

Occorre considerare inoltre che le sovrastrutture, statali e non, volte a favorire il consolidamento del Regime e che favorirono più in generale la produzione cinematografica nel nostro Paese, risalgono a quegli anni:

- nel 1931 venne promulgata una importante legge del Regime Fascista di sostegno all’industria cinematografica, con contributi governativi di natura economica od agevolazioni finanziarie, che stabiliva sin dall’inizio della produzione del film i criteri di erogazione degli stessi, quasi sempre correlati agli incassi dell’opera realizzata

- la Mostra del Cinema di Venezia, prima biennale, successivamente annuale fu inaugurata nel 1932

- il Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda è del 1934; diventa nel 1937 il Ministero della Cultura Popolare, il MinCulPop, cui compete tra l'altro il controllo e censura dei filmati e, attraverso essi, la propaganda;

- la Direzione Generale della Cinematografia è del 1934 con lo scopo della revisione delle sceneggiature, la consegna dei riconoscimenti ai registi, l'importazione dei film stranieri;

- nel 1935 l'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche, l'E.N.I.C., casa di produzione e distribuzione cinematografica;

- gli Studi di Cinecittà e l'annesso Centro Sperimentale di Cinematografia entrarono in funzione nel 1937.

 

La metà degli anni ‘40, con la caduta del Regime, gli eventi bellici del conflitto e le vicissitudini politiche italiane del '43-'45 rappresentarono un momento di svolta nella Cinematografia italiana, un cambiamento di contenuti, ma anche estetico; questo cambiamento viene contrassegnato in maniera "allegorica" come la fine dei film dei Telefoni bianchi. Brevemente riassumo nel seguito gli avvenimenti ed alcune delle date più significative:

a) Sino al 25 luglio 1943 [sfiducia e arresto di Benito Mussolini] la produzione cinematografica è prevalentemente concentrata a Roma (essenzialmente Cinecittà) e il Nulla Osta alla proiezione viene rilasciata dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) fascista di Roma. La programmazione dei film è a livello nazionale.

b) Tra il 25 luglio '43 e il 4 giugno '44 [ingresso a Roma delle truppe alleate] la produzione cinematografica viene spostata nel Centro-Nord, in alcune sedi come la FERT di Torino o la Tirrenia di Pisa e successivamente la Giudecca a Venezia. Il trasferimento delle competenze per il rilascio dei Nulla Osta alle proiezioni passa dall’ex Ministero della Cultura Popolare al Ministero della Cultura della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) costituita nel settembre del ‘43 a Salò da Benito Mussolini sotto la protezione delle truppe tedesche . Per quanto riguarda Roma, nonostante il Re Vittorio Emanuele III avesse dichiarato decaduto il Regime Fascista, la città continua ad essere controllata e amministrata dall'esercito nazista che continua ad esercitare il suo controllo sulla censura cinematografica. La diffusione dei film è ancora a livello nazionale, almeno per la parte ancora non occupata dagli Alleati.

c) Tra il 4 giugno '44 e il 25 aprile '45 [Liberazione]-nel territorio del Centro-Nord ancora controllato dalle truppe tedesche il controllo della cinematografia  compete quindi alla R.S.I.

A Roma e nei territori che gli anglo-americani vanno gradualmente occupando la situazione è nettamente diversa: il Nulla Osta alla proiezione dei film è assoggettato al controllo di un nuovo organismo, il P.W.B. (Psychological Warfare Branch, tradotto in Divisione per la guerra psicologica) organismo del Comando Militare incaricato del controllo di tutti i mezzi di comunicazione di massa italiani per sottrarli alla censura e propaganda fascista. Una delle prime decisioni di questo Organismo è quella di proibire la visione di tutti i film autorizzati dal Ministero della Cultura Popolare fascista e, più recentemente, dalla Repubblica di Salò, e le sue Disposizioni operative vengono comunicate ai gestori delle sale teatrali e cinematografiche. Contemporaneamente avvia un riesame dei filmati indicando puntualmente quali di questi possono ritornare nelle sale cinematografiche e a quali condizioni: solitamente cancellazione dai titoli di testa e dal materiale pubblicitario della Casa produttrice o del nome di qualche attore ovvero una interdizione alla proiezione in determinate zone del territorio nazionale; significativa la comunicazione del P.W.B. del 28 febbraio 1945, riguardante tutti i film della Bassoli, e l'Appunto interno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Servizio spettacolo, del 9 giugno 1949.

Da questo momento in poi ogni volta che una nuova città viene liberata il P.W.B. assume il controllo sugli organi di informazione per conto del governo provvisorio degli Alleati.

d) Dal 25 aprile '45 in poi, con gradualità nel corso dell'anno, il Governo Italiano riacquista titolarità nella concessione dei Nulla Osta.

Schematicamente si può quindi dire che il Cinema di Regime sopravvive in modo regolare sino al luglio-settembre 1943 e successivamente ha un periodo di transizione in cui l’ex Regime fascista, successivamente denominato Repubblica Sociale Italiana, mantiene una produzione, anche se limitata, in alcuni Centri del Nord-Italia, Venezia in primis.

 

Questi avvenimenti, uniti alla constatazione della sconfitta per una guerra affrontata senza alcun sentore delle proprie limitate risorse, e ancor di più ingannati dalle false promesse del Regime, uniti alle distruzioni materiali, alla povertà diffusa in tutte le classi sociali e alle difficoltà del riavvio nell’economia determinano un repentino cambiamento nella percezione della società, quella reale e non quella rappresentata dal Regime, e quindi nei contenuti della Cinematografia, che della società dà una fedele rappresentazione.

La consapevolezza di questa realtà induce quindi gli operatori dello spettacolo (produttori, registi, sceneggiatori, ecc) ad inserire nelle loro opere questi nuovi elementi di realismo: i film devono trattare sopratutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano e riflettere sui cambiamenti nei sentimenti e sulle nuove condizioni di vita: speranza, riscatto, desiderio di lasciarsi il passato alle spalle e di cominciare una nuova vita, frustrazione, povertà, disperazione. Per una maggiore fedeltà alla realtà quotidiana, nei primi anni di sviluppo e di diffusione di questo nuovo modo di intendere il Cinema, i film vennero quindi girati in esterno, sullo sfondo delle devastazioni belliche; d'altra parte gli studi cinematografici che erano stati il centro della produzione cinematografica italiana, ossia Cinecittà, erano stati occupati dagli sfollati sino dall'immediato dopoguerra, risultando quindi indisponibili ai registi: Nasceva appunto il Neorealismo italiano.

Le prime avvisaglie del nuovo modo di fare Cinema si trovano comunque già in alcune realizzazioni dei primi anni ‘40: sono i prodromi che annunciano i prossimi cambiamenti.

 


Criteri dell’esposizione

 

Nel seguito sono riportati circa un centinaio di titoli di film realizzati dalla fine degli anni ‘30 al 1945; a ciascuno di essi è dedicata una scheda su cui sono riportate informazioni di vario genere (trama, recensioni critiche, curiosità…) e dove è possibile ammirare uno o più manifesti utilizzati al tempo per la pubblicità. Le schede sono raggruppate in tre sezioni:

 

- la prima relativa ai Film del Ventennio anteriori al luglio-settembre '43, quando viene dichiarato decaduto il Regime fascista. La descrizione di questa sezione sarà estesa a tutto il 1945, anno in cui arriva nelle sale cinematografiche "Roma città aperta" che segna ufficialmente l'inizio del Neorealismo; inoltre in questo anno arrivano a proiezione altri filmati iniziati nel 1943, successivamente interrotti e conclusi a guerra ultimata. Dall'esame dei film  sul finire del ventennio appare inoltre chiaro come quelli portati a compimento e autorizzati nel corso del 1944 sono poche unità (stante la successione delle vicende belliche); inoltre altri in proiezione sul finire del 1945 mostrano ambientazioni dal vero in città distrutte ed ancora piene di macerie, tanto da potersi considerare preziose testimonianze del periodo bellico appena concluso..

 

- una seconda relativa ai Film prodotti successivamente nel Nord Italia (La Cinematografia nel Nord Italia del giugno '44-aprile '45). Anche questi sono Film di Regime, autorizzati con Nulla Osta dalla Repubblica Sociale Italiana di Salò ma la suddivisione tra la prima e la seconda sezione è stata mantenuta per collocare ciascun film nel contesto "storico-politico" in cui è stato realizzato;

 

- la terza relativa ai Film del Cinevillaggio di Venezia (sono questi  generalmente chiamati i Film della R.S.I.), contraddistinti dalle particolari condizioni che ne hanno determinato la realizzazione, e cioè il trasferimento forzato della produzione da Cinecittà agli studi della Giudecca a Venezia.

 

In ciascun gruppo i film sono ordinati secondo la data di concessione del Nulla Osta, evidenziandone criticità e censure, con particolare attenzione a quella imposta dal P.W.B.

 

 

Il Cinema del Ventennio

 

Una possibile suddivisione a cui fare riferimento nel prosieguo è la seguente:

- Film di propaganda fascista erano quelli che esaltavano la marcia su Roma o la figura del Duce e i valori del Fascismo,  la grandezza dell'Italia con l'esaltazione di fatti o personaggi storici, operazioni militari e azioni belliche combattute dall'Italia fascista, la missione civilizzatrice italiana nelle colonie, l'impero romano per la sua continuità con l'attuale regime. Non è univoco il giudizio se un film possa essere ritenuto o meno di propaganda: vedi ad esempio alcuni dei film del regista De Robertis, La nave bianca o Uomini sul fondo o Alfa Tau, nei quali secondo il critico Guido Aristarco "...la retorica non è gridata e avanza la malinconia" [66], intendendo che implicitamente ne costituiscono una propaganda, al contrario del giudizio espresso dalla figlia Daniela De Robertis in un'intervista a Riccardo Strada [46], secondo cui tali film si proiettavano verso il nascente Neorealismo nel contesto professionale del regista (ufficiale della Regia Marina); o vedi la corrispondenza di Artisti Associati, distributore del film Documento Z3, che sosteneva che il film fosse di propaganda in occasione della 1° revisione effettuata durante il Regime e  successivamente che fosse antifascista nelle revisioni del costituito Governo italiano, motivando quindi valutazioni a dir poco contrastanti...!

- Una tematica di evasione, la più popolare, fu quella rappresentata dai film dei Telefoni bianchi, essenzialmente commedie comico-sentimentali, a volte con una vena drammatica che si esauriva comunque in un lieto fine; i telefoni bianchi presenti talvolta nella sceneggiatura, in quanto costosi, indicavano il benessere sociale dei personaggi in una ambientazione medio-alto borghese nella quale il pubblico sperava o amava riconoscersi, anche se la realtà sociale era ben diversa; gli argomenti preferiti un improbabile adulterio, una separazione, una commedia degli equivoci. Un contributo significativo a questo genere fu, in quegli anni, il filone di film di origine teatrale o letteraria, serbatoi inesauribili da cui pescare a piene mani. Ciò infatti presentava l’indubbio vantaggio di minimizzare i costi di produzione e garantire un ritorno economico sicuro: la fonte teatrale del film era già conosciuta e sperimentata dal successo di pubblico e/o di critica, gli attori impiegatiin molti casi conoscevano benissimo il testo avendolo già interpretato sul palcoscenico, come nel caso dei numerosi film interpretati da Vittorio De Sica, tratti da commedie teatrali portate al successo dalla sua Compagnia, la stesura della sceneggiatura poteva valersi di collaboratori dotati di esperienza, essendo spesso gli autori stessi delle opere;

- Un altro genere cinematografico più accurato e ricercato fu quello del Calligrafismo, caratterizzato da una maggiore complessità formale e di trame, ricco di citazioni artistiche, teatrali e letterarie (da cui il termine) e in cui veniva posta particolare attenzione e cura alle ricostruzioni scenografiche e alla perfezione delle inquadrature e dei movimenti di macchina; si trattava di film "esteticamente più sofisticati" che però non possedevano alcuna ambizione di impegno sociale o di attualità e che quindi restavano isolati nel contesto cinematografico dominato dal Regime; il termine calligrafismo fu coniato in senso riduttivo, anche se molti anni più tardi fu rivalutato in quanto rappresentativo di opere artigianalmente compiute;

- Film musicali tipici di una consolidata tradizione canora, operistica e leggera, quale quella italiana;

- Film storici in costume che possono attingere a una molteplicità di periodi ed avvenimenti che hanno fatto la Storia del nostro Paese.

 

 

La Cinematografia nel Nord Italia

 

Nelle sale cinematografiche del territorio del Nord Italia, amministrato dalla Repubblica di Salò ma sostanzialmente occupato dalle truppe tedesche, molti altri Film, oltre quelli gestiti dal Cinevillaggio di Venezia, sono in proiezione; sono produzioni tedesche, ungheresi, francesi spesso sponsorizzate dal governo nazista, e anche italiane, delle quali ci occuperemo.

Nell'elenco seguente, certamente non esaustivo, riporto i film prodotti in Italia e autorizzati alla proiezione con Nulla Osta della Repubblica di Salò, elencandoli in ordine di data di rilascio del Nulla Osta; alcuni di questi film sono anche stati prodotti e girati a Roma, poco prima dell'8 settembre, ma autorizzati successivamente dalla costituta Repubblica Sociale.

 

- Tristi amori (Carmine Gallone); girato a Cinecittà, è stato proiettato nella sale con Nulla Osta della R.S.I. a partire dall'Ottobre '43

- La prigione (Ferruccio Cerio); girato presso stabilimenti FERT di Torino e autorizzato dalla R.S.I. il 14 dicembre 1943

- Addio Amore (Gianni Franciolini); il film è andato in programmazione nel Nord Italia nel dicembre 1943; non c'è notizia dell'eventuale richiesta di Nulla Osta alla proiezione; la Domanda di Revisione è dell'11 maggio 1945 a guerra finita

Enrico IV (Giorgio Pastina) girato a Cinecittà a fine 1943 e proiettato a partire dal dicembre '43; Nulla Osta della R.S.I.

- Lacrime di sangue (Guido Brignone) girato presso i Teatri della Titanus di Roma ma autorizzato dalla R.S.I. l'8 febbraio '44; proiettato anche nei territori liberati in quanto autorizzato dal P.W.B.

- Apparizione (Jean De Limur); è l'ultima pellicola girata a Cinecittà prima dell'8 settembre 1943. Nulla Osta della R.S.I il 9 febbraio '44

- Circo equestre Za Bum (Mario Mattoli); Nulla Osta della R.S.I. il 10 marzo 1944.

- Vietato ai minorenni (Mario Massa-Domenico Gambino), girato negli stabilimenti Titanus della Farnesina a Roma, ottiene il Nulla Osta della R.S.I. il 17 marzo 1944

- Squadriglia bianca (Jon Sava); Nulla Osta della R.S.I. il 31 marzo 1944

- Ossessione (Luchino Visconti); Nulla Osta della R.S.I. il 20 aprile 1944, anche se la prima richiesta è dell'8 maggio 1943

- Tre ragazze cercano marito (Duilio Coletti); girato a Cinecittà è stato proiettato nelle sale con Nulla Osta della R.S.I. rilasciato l'1 maggio 1944

- Retroscena (Alessandro Blasetti); il film del 1939 ottiene un secondo Nulla Osta dalla R.S.I il 9 maggio 1944. Contemporaneamente è autorizzato alla proiezione dal P.W.B. nelle zone occupate dagli anglo/americani; probabilmente uno dei pochi film in proiezione su tutto il territorio nazionale

- Nessuno torna indietro (Alessandro Blasetti); girato a Roma all'inizio del '43 negli stabilimenti della Scalera; Nulla Osta il 4 dicembre 1944

 

 

I film della R.S.I.

 

Le difficoltà incontrate dalla nascente Repubblica Sociale Italiana di Salò sono molteplici:

- con la deposizione  di Mussolini e le successive traversie che portarono alla costituzione della RSI nel settembre del 1943, avendo dovuto abbandonare a Roma gli Studi di Cinecittà, il Regime fascista, da sempre attento alla cinematografia quale potente mezzo di informazione e propaganda politica, decide di trasportare gli studi di produzione cinematografica a Venezia con due insediamenti: alla Giudecca ove si insedia la Scalera film,in spazi precedentemente occupati da mulini, e nei padiglioni gia destinati alla Biennale che vengono occupati dalla Cines. Questi insediamenti saranno noti come il Cinevillaggio di Venezia. Altri luoghi di produzione sono individuati a Torino (lo stabilimento FERT) e a Montecatini;

- il trasferimento da Roma a Venezia viene curato da  Luigi Freddi, già Direttore degli Studi di Cinecittà ed esponente di spicco del regime fascista. Questi con l'ausilio delle truppe tedesche organizza la spedizione del materiale tecnico necessario alla realizzazione dei film, sottratto a Cinecittà; parte del materiale viene anche venduto a prezzi irrisori all'alleato; tale spedizione comprende anche bobine di rari film del periodo del muto, italiani e stranieri; una parte della spedizione è quindi diretta in Germania, una parte a Venezia, ma per "qualche disguido" molto materiale andrà smarrito tra cui quei preziosi film. L'attività di produzione del Cinevillaggio comincerà quindi con carenza di mezzi, con oggettive difficoltà a procurasi il materiale a causa della guerra (manca ad esempio la pellicola) e con gli inevitabili e imprevedibili inconvenienti provocati dal conflitto bellico, come le soventi interruzioni di corrente elettrica che si protraggono per intere giornate;

- un'altra difficoltà è la carenza di artisti (attori, registi, sceneggiatori, ecc.) che decidono di aderire alla RSI e di trasferirsi a Venezia; molti non accettano motivando il rifiuto con impegni di lavoro veri o presunti, ma indifferibili (è il caso di Vittorio De Sica, di Amedeo Nazzari o degli attori impegnati già in riprese di altri film, o espatriati); molti altri accettano ma probabilmente più per motivazioni economiche (l'assegno) che per condivisione politica.

In definitiva il periodo storico era oggettivamente complesso e con tutte queste difficoltà oggi pare utopistico e velleitario aver immaginato di poter fare rinascere una Cinecittà a Venezia. Molto interessante a questo proposito la bibliografia [60] che ci fornisce una rendicontazione accurata di fatti e personaggi, pubblici e privati, un nugolo di affaristi e profittatori alla ricerca di vantaggi personali, di potere ed economici; ne scaturisce un quadro a tinte fosche della vita veneziana di quel periodo. Visione forse di parte ma comunque molto significativa; quel che è certo è che la produzione di film passava quasi in secondo piano e fu stimolata dalle minacce tedesche di riportare indietro il materiale concesso: entro il 15 febbraio (1944) si doveva cominciare a "lavorare". Ed infatti il 22 febbraio inizia la produzione del primo film Fatto di cronaca, che di fatto inaugura l'apertura dei teatri di produzione della Cines.

I film posti in lavorazione al Cinevillaggio e nelle sedi secondarie di produzione  furono una ventina, dei quali una parte ultimati ed arrivati alle sale, alcuni sospesi e ripresi dopo la Liberazione del '45, altri rimasti incompleti. Complessivamente il giudizio su questa produzione rimane negativo, ma in ciascuna scheda si possono trovare maggiori dettagli con recensioni critiche e giudizi su ogni singolo film, oltre naturalmente a manifesti dell'epoca.

Riporto l'elenco dei film, estratto da [61], dei film prodotti dalla RSI, suddivisi per sede di produzione:

- Iniziato prima del 23 settembre '43 (costituzione della RSI) e completato a Venezia: La locandiera (Luigi Chiarini);

- Realizzati a Venezia:

  Anno 1944: Fatto di cronaca (Piero Ballerini); Senza famiglia/Ritorno al nido (Giorgio Ferroni); Peccatori (Flavio Calzavara); La buona fortuna  (Fernando Cerchio); Ogni giorno è domenica (Mario Baffico).

  Anno 1945: Rosalba (Ferruccio Cerio) che ebbe una breve distribuzione nei primi mesi del '45 e successivamente andato perduto; L'angelo del miracolo (Piero Ballerini); Posto di blocco (Ferruccio Cerio); Trent'anni di servizio (Mario Baffico); Fiori d'arancio (Dino Hobbes Cecchini); I figli della laguna/La vita semplice (Francesco De Robertis); Vi saluto dall'altro mondo (Dino Hobbes Cecchini); Casello n.3 (Giorgio Ferroni).

- Realizzati a Torino:

  Anno 1944: Vivere ancora (Nino Giannini); Il processo delle zitelle (Carlo borghesio); Scadenza 30 giorni (Luigi Giacosi e Luigi Rovere).

  Anno 1945: La signora è servita (Nino Giannini); Si chiude all'alba (Nino Giannini); Porte chiuse (Fernando Cerchi e Carlo Borghesio)

- Realizzati a Genova: Caposaldo (Andrea Miano)

- Realizzati a Budrio: L'ultimo sogno (Marcello Albani)

- Realizzati a Montecatini: Aeroporto (Piero Costa)