Il Cinema di Regime e i prodromi del Neorealismo:

i Manifesti italiani degli anni '40

 

La metà degli anni ‘40 rappresenta un momento di svolta nella Cinematografia italiana, un cambiamento di contenuti, ma anche estetico.

Finisce l’era dei “Telefoni bianchi”, in voga dagli anni ‘30, caratterizzata da una tipologia di film commedie con contenuti evasivi, per lo più storie sentimentali ed edulcorate, di ambientazione alto-borghese (da cui il termine “telefoni bianchi”, simbolo di benessere). Un contributo significativo a questo genere era stato, in quegli anni, il filone di film di origine teatrale, serbatoio inesauribile da cui pescare a piene mani. Ciò infatti presentava l’indubbio vantaggio di minimizzare i costi di produzione e garantire un ritorno economico sicuro: la fonte teatrale del film già conosciuta e sperimentata dal pubblico e dalla critica, il ricorso nella stesura della sceneggiatura a collaboratori dotati di esperienza, essendo spesso gli autori stessi delle opere, l’impiego di attori che in molti casi conoscevano benissimo il testo avendolo già interpretato sul palcoscenico; un esempio concreto di ciò i numerosi film interpretati da Vittorio De Sica, tratti da commedie teatrali portate al successo dalla sua Compagnia.

Il fermento cinematografico di quegli anni è certamente stimolato da una importante legge del Regime Fascista del 1931 di sostegno all’industria cinematografica, con contributi governativi di natura economica od agevolazioni finanziarie, che stabiliva sin dall’inizio della produzione del film i criteri di erogazione degli stessi, quasi sempre correlati agli incassi dell’opera realizzata; e operativamente dalla creazione di un nuovo organismo, la Direzione Generale della Cinematografia (con Regio Decreto Legge del 18 settembre 1934), subito affidata a Luigi Freddi, indiscusso protagonista del nostro cinema fino al 1940.

Ovviamente al genere “Commedia” si affiancarono altri generi che esaltavano l’ideologia del Regime, e quindi film celebrativi e di propaganda dal piglio eroico e virile; quindi film di guerra esaltanti il mito bellico o la missione civilizzatrice del colonialismo e film in costume celebrativi della Storia e delle antiche glorie del popolo italiano; e naturalmente film musicali stante la tradizione italiana nel campo della lirica.

Va da sé che il controllo della censura del Regime sui film prodotti, operato dal Ministero della Cultura Popolare con competenze specifiche sullo Spettacolo, è rigoroso ma tollerante delle idee e opinioni degli intellettuali, purché non sovversive nei confronti del Governo.

Gli eventi bellici del conflitto e le vicissitudini politiche italiane del ‘43-’45 sono determinanti nella svolta cui si faceva cenno. Brevemente si riassumono nel seguito gli avvenimenti e alcune delle date più significative:

Sino al 25 luglio 1943 [sfiducia e arresto di Benito Mussolini] la produzione cinematografica è prevalentemente concentrata a Roma (essenzialmente Cinecittà) e il Nulla Osta alla proiezione viene rilasciata dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) fascista di Roma. La programmazione dei film è a livello nazionale.

Tra il 25 luglio '43 e il 4 giugno '44 [ingresso a Roma delle truppe alleate] la produzione cinematografica viene spostata nel Centro-Nord, in alcune sedi come la FERT di Torino o la Tirrenia di Pisa e successivamente la Giudecca a Venezia. Il trasferimento delle competenze per il rilascio dei Nulla Osta alle proiezioni passa dall’ex Ministero della Cultura Popolare al Ministero della Cultura della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) costituita a Salò da Benito Mussolini sotto la protezione delle truppe tedesche nel settembre del ‘43. Per quanto riguarda Roma, nonostante il Re Umberto avesse dichiarato decaduto il Regime Fascista, la città continua ad essere controllata e amministrata dall'esercito nazista che continua ad esercitare il suo controllo sulla censura cinematografica. La diffusione dei film è ancora a livello nazionale, almeno per la parte ancora non occupata dagli Alleati.

Tra il 4 giugno '44 e il 25 aprile '45 [Liberazione]-nel territorio del Centro-Nord ancora controllato dalle truppe tedesche il Nulla Osta compete quindi alla R.S.I. A Roma e nei territori che gli anglo-americani vanno gradualmente occupando le autorizzazioni alla proiezione passano di competenza al P.W.B. (Psychological Warfare Branch, tradotto in Divisione per la guerra psicologica) che avoca a sé il controllo di tutti i mezzi d’informazione, cinematografia compresa. In particolare tutti i Nulla Osta precedentemente concessi vengono considerati nulli.

Dal 25 aprile '45 in poi, con gradualità nel corso dell'anno, il Governo Italiano riacquista titolarità nella concessione dei Nulla Osta.

Schematicamente si può quindi dire che il Cinema di Regime sopravvive in modo regolare sino al luglio-settembre 1943 e successivamente ha un periodo di transizione in cui l’ex Regime fascista, successivamente denominato Repubblica Sociale Italiana, mantiene una produzione, anche se limitata, in alcuni Centri del Nord-Italia, Venezia in primis. Nella descrizione che segue estenderò comunque il  periodo sotto esame a tutto il 1945 anno in cui arriverà nelle sale cinematografiche "Roma città aperta" che segna ufficialmente l'arrivo del Neorealismo.

 

Questi avvenimenti, uniti alla constatazione della sconfitta per una guerra affrontata senza alcun sentore delle proprie limitate risorse, e ancor di più ingannati dalle false promesse del Regime, uniti alle distruzioni materiali, alla povertà diffusa in tutte le classi sociali e alle difficoltà del riavvio nell’economia determinano un repentino cambiamento nella percezione della società, quella reale e non quella rappresentata nei film di Regime, e quindi nei contenuti della Cinematografia, che della società dà una fedele rappresentazione.

La consapevolezza di questa realtà induce quindi gli operatori dello spettacolo (produttori, registi, sceneggiatori, ecc) ad inserire nelle loro opere questi nuovi elementi di realismo: i film devono trattare sopratutto la situazione economica e morale del dopoguerra italiano, e riflettere i cambiamenti nei sentimenti e le condizioni di vita: speranza, riscatto, desiderio di lasciarsi il passato alle spalle e di cominciare una nuova vita, frustrazione, povertà, disperazione. Per una maggiore fedeltà alla realtà quotidiana, nei primi anni di sviluppo e di diffusione di questo nuovo modo di intendere il Cinema, quello che sarà chiamato Neorealismo i film vennero quindi girati in esterno, sullo sfondo delle devastazioni belliche; d'altra parte gli studi cinematografici che erano stati il centro della produzione cinematografica italiana, ossia Cinecittà, erano stati occupati dagli sfollati sino dall'immediato dopoguerra, risultando quindi indisponibili ai registi: Nasceva appunto il Neorealismo italiano.

Le prime avvisaglie del nuovo modo di fare Cinema si trovano già in alcune realizzazioni dei primi anni ‘40: sono i prodromi che annunciano i prossimi cambiamenti.

 


Criteri dell’esposizione

 

Nel seguito sono riportati circa un centinaio di titoli di film realizzati dalla fine degli anni ‘30 al 1945; a ciascuno di essi è dedicata una scheda su cui sono riportate informazioni di vario genere (trama, recensioni critiche, curiosità…) e dove è possibile ammirare uno o più manifesti utilizzati al tempo per la pubblicità.

 

Le schede sono raggruppate in tre sezioni:

- la prima relativa ai Film di Regime anteriori al luglio-settembre '43, quando viene dichiarato decaduto il Regime fascista;

- una seconda relativa ai Film prodotti successivamente nel Nord Italia (La Cinematografia nel Nord Italia); anche questi sono Film di Regime, autorizzati con Nulla Osta dalla Repubblica Sociale Italiana di Salò; la suddivisione tra la prima e la seconda sezione è stata mantenuta per collocare ciascun film nel contesto "storico-politico" in cui è stato realizzato;

- la terza relativa ai film prodotti dal Cinevillaggio di Venezia (sono questi  i film generalmente chiamati della R.S.I.), contraddistinti dalle particolari condizioni che ne hanno determinato la realizzazione.

 

In ciascun gruppo i film sono ordinati secondo la data di concessione del Nulla Osta, evidenziandone criticità e censure, con particolare attenzione a quella imposta dal P.W.B.

 

 

Il Cinema di Regime

 

La scheda è in preparazione

 

 

 

 

La Cinematografia nel Nord Italia

 

Nelle sale cinematografiche del territorio del Nord Italia, amministrato dalla Repubblica di Salò ma sostanzialmente occupato dalle truppe tedesche, molti altri Film, oltre quelli gestiti dal Cinevillaggio di Venezia, sono in proiezione; sono produzioni tedesche, ungheresi, francesi spesso sponsorizzate dal governo nazista, e anche italiane, delle quali ci occuperemo.

Nell'elenco seguente, certamente non esaustivo, riporto i film prodotti in Italia e autorizzati alla proiezione con Nulla Osta della Repubblica di Salò, elencandoli in ordine di data di rilascio del Nulla Osta; alcuni di questi film sono anche stati prodotti e girati a Roma, poco prima dell'8 settembre, ma autorizzati successivamente dalla costituta Repubblica Sociale. Questi film, nei territori occupati dalle truppe anglo-americane, e in particolare dopo la liberazione di Roma,  sono invece bloccati dalla censura del P.W.B. e interdetti alla proiezione fino a nuova revisione come si deduce dal documento con le Disposizioni operative relative agli spettacoli cinematografici cui si accennava precedentemente; un documento interessante è anche la comunicazione del P.W.B. del 28 febbraio 1945, riguardante tutti i film della Bassoli, che detta le condizioni per il loro dissequestro.

 

- Tristi amori (Carmine Gallone); girato a Cinecittà, è stato proiettato nella sale con Nulla Osta della R.S.I. a partire dall'Ottobre '43

- La prigione (Ferruccio Cerio); girato presso stabilimenti FERT di Torino e autorizzato dalla R.S.I. il 14 dicembre 1943

- Addio Amore (Gianni Franciolini); il film è andato in programmazione nel Nord Italia nel dicembre 1943; non c'è notizia dell'eventuale richiesta di Nulla Osta alla proiezione; la Domanda di Revisione è dell'11 maggio 1945 a guerra finita

Enrico IV (Giorgio Pastina) girato a Cinecittà a fine 1943 e proiettato a partire dal dicembre '43; Nulla Osta della R.S.I.

- Lacrime di sangue (Guido Brignone) girato presso i Teatri della Titanus di Roma ma autorizzato dalla R.S.I. l'8 febbraio '44; proiettato anche nei territori liberati in quanto autorizzato dal P.W.B.

- Apparizione (Jean De Limur); è l'ultima pellicola girata a Cinecittà prima dell'8 settembre 1943. Nulla Osta della R.S.I il 9 febbraio '44

- Circo equestre Za Bum (Mario Mattoli); Nulla Osta della R.S.I. il 10 marzo 1944.

- Vietato ai minorenni (Mario Massa-Domenico Gambino), girato negli stabilimenti Titanus della Farnesina a Roma, ottiene il Nulla Osta della R.S.I. il 17 marzo 1944

- Squadriglia bianca (Jon Sava); Nulla Osta della R.S.I. il 31 marzo 1944

- Ossessione (Luchino Visconti); Nulla Osta della R.S.I. il 20 aprile 1944, anche se la prima richiesta è dell'8 maggio 1943

- Tre ragazze cercano marito (Duilio Coletti); girato a Cinecittà è stato proiettato nelle sale con Nulla Osta della R.S.I. rilasciato l'1 maggio 1944

- Retroscena (Alessandro Blasetti); il film del 1939 ottiene un secondo Nulla Osta dalla R.S.I il 9 maggio 1944. Contemporaneamente è autorizzato alla proiezione dal P.W.B. nelle zone occupate dagli anglo/americani; probabilmente uno dei pochi film in proiezione su tutto il territorio nazionale

- Nessuno torna indietro (Alessandro Blasetti); girato a Roma all'inizio del '43 negli stabilimenti della Scalera; Nulla Osta il 4 dicembre 1944

 

 

I film della Repubblica di Salò

 

Le difficoltà incontrate dalla nascente Repubblica Sociale di Salò sono molteplici:

- con la deposizione  di Mussolini e le successive traversie che portarono alla costituzione della RSI nel settembre del 1943, avendo dovuto abbandonare a Roma gli Studi di Cinecittà, il Regime fascista, da sempre attento alla cinematografia quale potente mezzo di informazione e propaganda politica, decide di trasportare gli studi di produzione cinematografica a Venezia con due insediamenti: alla Giudecca ove si insedia la Scalera film,in spazi precedentemente occupati da mulini, e nei padiglioni gia destinati alla Biennale che vengono occupati dalla Cines. Questi insediamenti saranno noti come il Cinevillaggio di Venezia. Altri luoghi di produzione sono individuati a Torino (lo stabilimento FERT) e a Montecatini;

- il trasferimento da Roma a Venezia viene curato da  Luigi Freddi, già Direttore degli Studi di Cinecittà ed esponente di spicco del regime fascista. Questi con l'ausilio delle truppe tedesche organizza la spedizione del materiale tecnico necessario alla realizzazione dei film, sottratto a Cinecittà; parte del materiale viene anche venduto a prezzi irrisori all'alleato; tale spedizione comprende anche bobine di rari film del periodo del muto, italiani e stranieri; una parte della spedizione è quindi diretta in Germania, una parte a Venezia, ma per "qualche disguido" molto materiale andrà smarrito tra cui quei preziosi film. L'attività di produzione del Cinevillaggio comincerà quindi con carenza di mezzi, con oggettive difficoltà a procurasi il materiale a causa della guerra (manca ad esempio la pellicola) e con gli inevitabili e imprevedibili inconvenienti provocati dal conflitto bellico, come le soventi interruzioni di corrente elettrica che si protraggono per intere giornate;

- un'altra difficoltà è la carenza di artisti (attori, registi, sceneggiatori, ecc.) che decidono di aderire alla RSI e di trasferirsi a Venezia; molti non accettano motivando il rifiuto con impegni di lavoro veri o presunti, ma indifferibili (è il caso di Vittorio De Sica, di Amedeo Nazzari o degli attori impegnati già in riprese di altri film, o espatriati); molti altri accettano ma probabilmente più per motivazioni economiche (l'assegno) che per condivisione politica.

In definitiva il periodo storico era oggettivamente complesso e con tutte queste difficoltà oggi pare utopistico e velleitario aver immaginato di poter fare rinascere una Cinecittà a Venezia. Molto interessante a questo proposito la bibliografia [60] che ci fornisce una rendicontazione accurata di fatti e personaggi, pubblici e privati, un nugolo di affaristi e profittatori alla ricerca di vantaggi personali, di potere ed economici; ne scaturisce un quadro a tinte fosche della vita veneziana di quel periodo. Visione forse di parte ma comunque molto significativa; quel che è certo è che la produzione di film passava quasi in secondo piano e fu stimolata dalle minacce tedesche di riportare indietro il materiale concesso: entro il 15 febbraio (1944) si doveva cominciare a "lavorare". Ed infatti il 22 febbraio inizia la produzione del primo film Fatto di cronaca, che di fatto inaugura l'apertura dei teatri di produzione della Cines.

I film posti in lavorazione al Cinevillaggio e nelle sedi secondarie di produzione  furono una ventina, dei quali una parte ultimati ed arrivati alle sale, alcuni sospesi e ripresi dopo la Liberazione del '45, altri rimasti incompleti. Complessivamente il giudizio su questa produzione rimane negativo, ma in ciascuna scheda si possono trovare maggiori dettagli con recensioni critiche e giudizi su ogni singolo film, oltre naturalmente a manifesti dell'epoca.

Riporto l'elenco dei film, estratto da [61], dei film prodotti dalla RSI, suddivisi per sede di produzione:

- Iniziato prima del 23 settembre '43 (costituzione della RSI) e completato a Venezia: La locandiera (Luigi Chiarini);

- Realizzati a Venezia:

  Anno 1944: Fatto di cronaca (Piero Ballerini); Senza famiglia/Ritorno al nido (Giorgio Ferroni); Peccatori (Flavio Calzavara); La buona fortuna  (Fernando Cerchio); Ogni giorno è domenica (Mario Baffico).

  Anno 1945: Rosalba (Ferruccio Cerio) che ebbe una breve distribuzione nei primi mesi del '45 e successivamente andato perduto; L'angelo del miracolo (Piero Ballerini); Posto di blocco (Ferruccio Cerio); Trent'anni di servizio (Mario Baffico); Fiori d'arancio (Dino Hobbes Cecchini); I figli della laguna/La vita semplice (Francesco De Robertis); Vi saluto dall'altro mondo (Dino Hobbes Cecchini); Casello n.3 (Giorgio Ferroni).

- Realizzati a Torino:

  Anno 1944: Vivere ancora (Nino Giannini); Il processo delle zitelle (Carlo borghesio); Scadenza 30 giorni (Luigi Giacosi e Luigi Rovere).

  Anno 1945: La signora è servita (Nino Giannini); Si chiude all'alba (Nino Giannini); Porte chiuse (Fernando Cerchi e Carlo Borghesio)

- Realizzati a Genova: Caposaldo (Andrea Miano)

- Realizzati a Budrio: L'ultimo sogno (Marcello Albani)

- Realizzati a Montecatini: Aeroporto (Piero Costa)