Neorealismo e dintorni

La Trama: in un villaggio, tra le vigne, vive zio Tigna, contadino benestante, col vecchio padre, la moglie e due nipoti, un ragazzino e una giovinetta. E' tempo di guerra, ma nel villaggio ne arrivano solo gli echi, finché i due ragazzi scoprono nel bosco due americani, un bianco e un nero, fuggiti da un campo tedesco. I fuggitivi vengono accolti ed ospitati nella casa di zio Tigna. Una sera, mentre tutti sono a cena, si sente bussare alla porta: è un soldato tedesco, l'unico che si trovi nel villaggio in qualità di telefonista militare. Si nascondono gli americani e si offre da bere al tedesco latore di un questionario del comando. Il tedesco si trova così bene che non vuole andarsene, continua a bere e s'ubriaca. Ma anche il negro, chiuso nella cantina, beve e s'ubriaca, finché i due si trovano faccia a faccia, e nell'ebbrezza fraternizzano, credendo che la guerra sia finita, e ne danno notizia a tutto il villaggio. Ma è un'illusione: il giorno dopo tutti fuggono sui monti per sottrarsi alla temuta repressione nazista; zio Tigna però torna indietro troppo presto e cade vittima degli ultimi nazisti che stanno fuggendo incalzati dagli americani.

 

"Accolto trionfalmente dal pubblico e dalla critica internazionale (nel 1947 i critici cinematografici di New York lo giudicarono il miglior film straniero dell'anno) questo film di Zampa... venne considerato come una delle voci più vive del nascente neorealismo, insieme ai film di Rossellini e De Sica. Anche i Italia esso ottenne un lusinghiero successo" [20]. Anche in questo film, dopo Un americano in vacanza, il regista da una testimonianza della nuova alleanza creatasi tra il popolo italiano e le forze di liberazione americane e ciò non poteva non riscuotere successo presso critici e pubblico statunitense.

"In realtà... Zampa indulge volentieri su toni umoristici, grotteschi, melodrammatici, non uscendo dai limiti di un bozzetto paesano, anche se vivificato da un nobile messaggio umanitario" [20].

Questo giudizio di Gianni Rondolino va, a mio parere, completato: Zio Tigna, contadino legato ai valori della famiglia e della terra, incarna una figura saggia, pacata, fuori dalla politica; il suo è un atteggiamento concreto, radicato nel reale, di un personaggio che non può condizionare gli eventi, e quindi solo subirli; egli rappresenta, genuinamente, quella moltitudine maggioritaria del popolo italiano che ripugna la guerra e, diffidente verso gli ideali propugnati dalle due fazioni in lotta, i fascisti e i partigiani, semplicemente attende la fine del conflitto. Ma il regista non giustifica né approva questa visione degli avvenimenti, ne registra solo la verità storica; non a caso è proprio lui l'unico personaggio a morire, quasi a sottolineare l'eccessiva cautela del suo vivere, ed è la giovane nipote, simbolo della nuova generazione, ad ergersi a favore dei due fuggiaschi americani. L'omicidio finale, inaspettato, è la condanna esplicita della brutalità insita in ogni tipo di conflitto.

Vivere in pace (1947)

Regia: Luigi Zampa

 

 

 

 

 

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