Neorealismo e dintorni

Stazione termini  è stato realizzato da Vittorio De Sica nel 1953, dopo i due capolavori di Miracolo a Milano (1951) e Umberto D (1952). Il regista ricevette molte critiche  per questo film, definito un tentativo fallito di trasferire due divi di Hollywood ( Jennifer Jones e Montgomery Clift ) nella cornice del Neorealismo italiano; e probabilmente l'intenzione, non riuscita, di De Sica e Zavattini, alla sceneggiatura, era quella di realizzare un'opera all'altezza del loro passato neorealista. Il film ha  invece costituito una svolta del regista verso un prodotto decisamente commerciale, anche se contiene alcuni elementi molto interessanti: la vicenda si svolge quasi per intero alla Stazione Termini, un luogo simbolicamente di transito, di provvisorietà, così come è incerta e provvisoria la storia d'amore raccontata nel film; inoltre c'è una perfetta sincronia temporale tra la vicenda narrata, che si sviluppa in una giornata tra le ore 19.00 circa e le 20.30, e la durata del film.

 

La trama: la storia è quella di una madre che, venuta a Roma dagli Stati Uniti per trascorrere un periodo di vacanza presso la sorella, si innamora di Dario, un giovane insegnante. Decisa a partire, per interrompere sul nascere questa relazione, incontra Dario in stazione e tra i due si riaccende la passione. Scoperti da un ferroviere in un vagone abbandonato vengono accompagnati al commissariato; saranno rilasciati con la promessa di lei di partire immediatamente e rientrare negli Stati Uniti.

 

 

 

Manifesto 100x140

 

IStazione Termini (1953)

Regia: Vittorio De Sica

 

 

 

 

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