Neorealismo e dintorni

Uomini e cieli (1943-45)

 

Regia: Francesco De Robertis

 

Si tratta di una pellicola di propaganda bellica del regime fascista. La lavorazione del film inizia nel 1943 ma viene interrotta per gli avvenimenti dell'8 settembre mentre è in fase di montaggio. Viene ripresa ed ultimata a guerra finita, nel 1945, dopo averne modificato i dialoghi; ma la struttura del film, risalente al '43, mostra già una presa di distanza dalla guerra in atto. Il visto censura (novembre 1946) viene dato a condizione che vengano eliminate tutte le scene in cui appare il ritratto di Mussolini.

 

 

 

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La trama: durante la guerra quattro ufficiali, aviatori di una squadriglia, si disperdono sui diversi fronti. Il pilota Giorgio, dopo aver riportato delle ferite, convalescente, va in cerca degli amici. Il primo, il poeta del gruppo, ha perduto il braccio destro ed è impiegato alla censura militare; qui, seguendo per lavoro le altrui vicende, trova il tempo di comporre poesie. Il secondo ha perduto una gamba e l'udito, ma è riuscito a trovare uno scopo alla sua esistenza grazie all'amore di una ragazza che ha sposato. Il terzo si è ritirato per tempo, evitando la guerra, conclude affari ed accumula ricchezze con le forniture militari. Giorgio è l'unico che, rimasto in aeronautica, nonostante il suo scetticismo di fondo, continua a combattere (forse velatamente il regista si riferisce all'esperienza della Repubblica di Salò).

 

Francesco De Robertis, ufficiale della Marina Militare Italiana durante il regime fascista, viene nominato nel 1939 direttore del Centro Cinematografico presso il Ministero della Marina; qui realizza negli anni 1941-43 i film della "tetralogia militare", Uomini sul fondo, Alfa Tau, Uomini e cieli e Marinai senza stelle; in precedenza aveva collaborato con Rossellini nel film La nave bianca.

La sua filmografia è di ambientazione bellica, genere poco praticato nel cinema italiano, ed è dedicata agli ambienti militari di cui viene esaltato dovere e disciplina, eroismo quotidiano e valori della tradizione.

Nei suoi film utilizza volti anonimi ed attori non professionisti, e conferisce alle vicende narrate un tono da documentarista; è considerato ( La nave bianca, Uomini sul fondo, Alfa Tau) uno dei precursori del cinema neorealista per questo suo approccio e per l'assenza di retorica militare.

 

La guerra fa da sfondo in questo film il cui tema centrale è però il disagio psicologico dei protagonisti; non c'è alcuna esaltazione del conflitto bellico di cui viene data una rappresentazione negativa, ma la consapevolezza che, nelle avversità, solo le forze morali possono fornire all'uomo un valido sostegno e sono queste a caratterizzare l'impronta che ciascuno lascerà della propria esistenza.

Ci sono delle contraddizioni, conseguenza delle vicissitudini subite dalla pellicola nelle varie fasi di produzione: le immagini, i personaggi, le vicende ripropongono fedelmente gli ideali e le icone del regime fascista, i dialoghi ribadiscono l'inutilità di una guerra data per perduta e sconfessano il regime che ha portato la nazione al suicidio.

 

 

 

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